
Un libro che…
Un libro che raccoglie lettere e pensieri intimi, trasformandoli in un percorso di condivisione autentica. Frammenti di vita è un invito a fermarsi, leggere e rispecchiarsi nelle emozioni degli altri, riconoscendo la bellezza della scrittura come atto di verità e liberazione.
Attraverso parole delicate e sincere, l’autrice intreccia storie personali e universali, offrendo spunti di riflessione e momenti di profonda connessione.
Ogni lettera diventa ponte tra chi scrive e chi legge, un frammento che non si perde ma resta vivo nel tempo, capace di emozionare e far rinascere ricordi dimenticati.
Scheda tecnica di Frammenti di vita
Dati editoriali
Genere: narrativa contemporanea, epistolare
Temi: emozioni, ricordi, lettere, introspezione, relazioni, memoria, autenticità
Editore: SBS Edizioni
Collana: Bios
Anno di pubblicazione: 2025
ISBN | 979-12-81157-75-0
ISBN A | 10.979.1281157/750
Formato: 12×18
Pagine: 194
Prezzo: 15€
Distribuzione:
Circuito Arianna: Tra i distributori e grossisti ci sono Fastbook, Centro Libri, Libro Co. Italia, Terminal Distribuzione, ALI, Book Service, Byblos, CDA, Franco Angeli, Hoepli, Messaggerie Libri, Mondadori, Giunti
Grazie a un accordo con Ingram Global Exchange, l’ordinabilità, in cartaceo, presso molte librerie internazionali, con stampa on-demand e consegne rapide (esempio: UK, USA, Germania, Francia, Australia, Canada, Giappone, Sudafrica)
Oltre 4.500 librerie fisiche (incluse Feltrinelli, Mondadori, IBS e numerose librerie indipendenti)
Frasi chiave
«In Frammenti di vita, ogni lettera è un incontro con qualcuno, ma anche un viaggio dentro sé stessi.»
«Dieci lettere, dieci storie vere. Dieci voci che hanno avuto il coraggio di esprimersi.»
«Le lettere si conservano, si rileggono, sono frammenti di vita che resistono all’oblio.»
Parole chiave
frammenti, lettere, emozioni, introspezione, ricordi, memoria, autenticità, narrazione, epistolare, vita
Dalla prefazione di Sheyla Bobba
Come editore e agente di Alessandra ho imparato a guardarla, vederla, leggerla, conoscerla. La straordinarietà è che Alessandra, la donna e Alessandra, la scrittrice, coincidono pienamente. Ogni pagina di questo libro è specchio fedele di chi l’ha scritta. Ricordo la prima volta che l’ho incontrata al Salone del Libro di Torino: teneva in mano una lista di editori a cui proporre quello che sarebbe poi diventato Frammenti di frastuono.
A chi la osservava dall’esterno poteva sembrare solo una donna forte e determinata; io, invece, ho visto una persona dolce, umile e anche spaventata dalle sue stesse speranze. Tra tutte, quella di pubblicare un libro e trovare qualcuno che, leggendolo, le dicesse semplicemente “grazie”.
Alessandra è capace di restare dodici ore sui tacchi a spillo in una fiera libraria donando frammenti scritti a mano, ma anche di togliersi le scarpe e commuoversi davanti alle parole di un lettore. Di lei ho sempre detto che è la ragazza che si può incontrare ogni mattina al bar, quella che prepara un cappuccino irradiando sorrisi. La forza di Frammenti di vita sta proprio in questa semplicità disarmante con cui l’autrice mette a nudo sentimenti universali.
Non necessariamente i suoi, ma quelli che ognuno di noi ha provato almeno una volta. È un’opera che nasce dal confronto e dalla condivisione, capace di trasformare l’intimità di chi scrive in uno specchio universale per chi legge.
Alessandra ci ricorda che le fragilità non sono un ostacolo, ma la nostra più autentica forza.

La musica e i luoghi del libro


Chi è Alessandra Esposito
Chi sei fuori dalle pagine?
Fuori dalle pagine sono una donna e bambina allo stesso tempo che vive di silenzi e osservazioni. La scrittura è la mia lingua madre, ma prima ancora di scrivere, ascolto e guardo, anzi osservo. Amo cogliere le sfumature che abitano tra le righe delle giornate, quelle che spesso sfuggono a uno sguardo distratto.
C’è una parte di me che si muove costantemente tra il bisogno di radici e la voglia di esplorare: radici che affondano nella mia isola, Procida, e passi che cercano strade nuove, anche lontane. Lì, tra case colorate e profumo di mare, ho imparato a dare valore alle cose semplici, a misurare il tempo in base alla luce e al vento, a fermarmi davanti a un orizzonte che cambia.
Nella vita di tutti i giorni raccolgo frammenti: non cerco necessariamente storie perfette o finali scritti, mi affascinano i momenti che restano sospesi, incompiuti, pieni di possibilità. Amo i gesti spontanei delle persone, gli sguardi che parlano senza parole, i sorrisi che nascono per caso.
Sono solitaria, ma non isolata perché so aprirmi alla condivisione, quando sento che dall’altra parte c’è qualcuno che sa accogliere. È per questo che amo la compagnia delle persone autentiche, quelle che parlano con il cuore e so custodire ciò che mi viene affidato restituendolo a volte con parole, altre con silenzi che parlano da soli.
Forse quello che mi definisce di più è il mio modo di guardare il mondo: curioso, ma anche indulgente; critico, ma sempre con una parte di me pronta a meravigliarsi. Scrivere mi ha insegnato e mi sta insegnando a vivere più intensamente e vivere mi ha insegnato a scrivere con più verità.
In fondo, fuori dalle pagine non sono poi così diversa da quella che si incontra tra le righe dei miei libri. Forse l’unica differenza è che nella vita di ogni giorno i pensieri scorrono silenziosi, mentre nella scrittura trovano la loro forma compiuta. Ma che sia su carta o nel semplice respiro di un attimo, cerco sempre di vivere in modo da non perdere la meraviglia. In sintesi la stessa persona: una donna che cerca di non perdere mai la capacità di stupirsi.
Cosa ti emoziona ogni giorno?
Ogni giorno mi emozionano i dettagli. Il mondo corre veloce, ma io cerco di restare in ascolto delle cose piccole, di quelle che non fanno rumore ma lasciano segni profondi: il profumo del caffè appena preparato al mattino, la luce dell’alba e quella del tramonto, una fredda, l’altra più calda, il vento che entra dalla finestra e porta con sé il ricordo del mare.
Mi emoziona la gentilezza inaspettata: una porta tenuta aperta, un saluto improvviso, un sorriso che arriva quanto meno te lo aspetti, una parola che ti stupisce ed emoziona. Amo la capacità delle persone di mostrare fragilità senza paura, quei momenti in cui un’emozione si fa spazio e rompe la superficie di un discorso o di un gesto.
Mi commuovono le storie di chi trova il coraggio di rialzarsi dopo una caduta, di chi sceglie di amare anche quando è difficile, di chi si dedica a qualcosa con passione sincera. Mi emoziona la musica, soprattutto quando sembra raccontare esattamente ciò che provo, e la lettura di una frase che riesce a mettere ordine nei miei pensieri.
Amo quando la giornata mi sorprende con un imprevisto bello: un incontro inatteso, una telefonata da una persona che non sentivo da tempo, una risata condivisa ma mi emoziona anche la malinconia, quella dolce, che non fa male ma ricorda che abbiamo vissuto.
In fondo, ogni giorno è un mosaico di piccoli eventi: alcuni passano veloci, altri restano. Io cerco di fermarmi abbastanza a lungo per sentire il loro peso leggero, perché credo che la vera ricchezza emotiva stia proprio lì, nella capacità di non dare mai per scontato ciò che ci accade.
Cosa ti rende unica?
Credo che ciò che mi rende unica sia la mia capacità di accettare e apprezzare la mia imperfezione, di dare valore a ciò che è fragile e incompleto, di trasformare un frammento in una storia. Non ho bisogno che qualcosa sia perfetto per amarlo: anzi, mi affascinano le crepe, i segni del tempo, le sfumature che raccontano un vissuto.
Ho una sensibilità che può essere un’arma a doppio taglio: mi espone, mi rende vulnerabile, ma mi permette anche di entrare in sintonia con le persone e con i luoghi. So ascoltare, davvero ascoltare, non solo con le orecchie ma con tutto me stessa e so restituire ciò che ricevo, a volte con parole, altre con un gesto o con un silenzio che dice più di mille frasi.
Forse ciò che mi rende unica è proprio questo: la capacità di essere ponte tra ciò che accade e ciò che resta, tra il vissuto e la memoria, tra la realtà e la scrittura.
3 parole per descriverti?
Radice. Sguardo. Eco.
Tre parole che non ho scelto per caso. Sono fili che intrecciano la mia storia, punti cardinali che mi guidano, frammenti di me che porto ovunque.
Radice è il legame con la mia terra, con l’isola che mi ha cresciuta e che ancora oggi sento sotto i piedi anche quando sono lontana. È il mare che detta i ritmi, le case colorate che raccontano silenzi e voci, il profumo del pane al mattino e la luce che cambia con le stagioni. È la mia famiglia, il sangue che scorre dentro di me, il cuore che pulsa per loro. È sapere che ovunque io vada, c’è un luogo che mi abita e che mi ricorda chi sono.
Sguardo è il mio modo di stare al mondo. Non guardo solo per vedere: guardo per capire, per leggere oltre la superficie, per cogliere i dettagli che raccontano storie che pochi notano e che pochi raccontano, a volte per paura o per vergogna, altre volte solo perché non si sa a chi raccontarle. È la mia attitudine a osservare il non detto, a fermarmi davanti a ciò che altri sorpassano, a lasciare che un’immagine o un gesto restino dentro di me finché non trovano parole.
Eco è ciò che accade quando un’emozione, un incontro, una frase detta sottovoce non svaniscono, ma continuano a risuonare dentro e fuori di me. È la capacità di custodire ciò che vivo, di trasformarlo, di restituirlo. Ogni esperienza, ogni parola ricevuta lascia un’onda che si propaga nel tempo, e spesso è proprio da quell’onda che nasce la mia scrittura, come strumento di condivisione, apertura e dialogo.
Tre parole semplici, ma per me piene di significato che racchiudono il mio passato, il mio presente e la mia spinta verso il futuro. Radice è ciò che mi tiene ferma, sguardo è ciò che mi apre ed eco è ciò che porto e che lascio.
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